Un ricordo su Johnny Hallyday: non solo rockstar, ma anche grande interprete del cinema noir.

 

Una folla oceanica si è riunita domenica scorsa a Parigi per dare l’ultimo saluto a Johnny Hallyday, scomparso nella notte tra martedì e mercoledì all’età di 74 anni, stroncato da un cancro ai polmoni. Il suo funerale è stata una di quelle cerimonie che Parigi dedica a pochi e che ci fa capire quanto Johnny sia stato importante per la sua città e per il Paese intero. All’orazione funebre hanno preso parte numerose celebrità e non ha voluto mancare neanche il presidente Macron, che con un discorso toccante ha espresso il dolore suo e di tutti i cittadini per la perdita di uno dei figli più cari e stimati della Francia.

Una carriera longeva, quella di Johnny Hallyday, durata sessant’anni, con cinquanta album al suo attivo e oltre 1000 canzoni, che lo hanno fatto diventare una vera icona, prima vera rockstar del paese, che incarnava con le sue canzoni i sentimenti d’amore, rabbia e passione di generazioni di giovani transalpini

Nato nel giugno del 1943, il suo vero nome era Jean-Philippe Smet, solo più tardi, quando deciderà di intraprendere la carriera di cantante, assumerà il cognome di Hallyday, più consono al genere musicale, quello rock, che stava arrivando dagli Stati Uniti per sconvolgere l’Europa intera. Il suo primo lavoro è il disco “Hello, Johnny”, datato il 1960: fu il primo di una lunga serie di successi che costelleranno una carriera piena di collaborazioni con artisti di tutto il mondo, da i Rolling Stones a Zucchero, da Céline Dion a Lara Fabian . Ma Johnny Hallyday non fu solo un cantante, si dedicò anche al cinema recitando in diverse pellicole, che contribuirono a costruire quell’aurea da duro con gli occhi di ghiaccio. Le sue doti recitative e la sua personalità lo hanno portato a essere apprezzato da diversi autori, lo ritroviamo infatti in “Detective” di Jean-Luc Godard (1985), “Consiglio di famiglia” di Costa-Gavras (1986), nel western “Gli specialisti”, di Sergio Corbucci (1969). Nel 2002 recita al fianco di Jean Rochefort in “L’uomo del treno”, mentre l’anno successivo è nel cast di “Crime Spree – In fuga da Chicago”, divertente crime story venata di humor, assieme a Gérard Depardieu e Harvey Keitel.

Se si vuole apprezzare il Johnny Hallyday attore però vale la pena recuperare “Vendicami”, film diretto da Johnnie To. A metà tra il thriller europeo e il cinema d’azione di Hong Kong, questa pellicola del 2009 è un omaggio al noir francese e a un tipo di cinema del quale Hallyday era ormai uno degli ultimi testimoni. Il cantate veste i panni di Costello (esplicito riferimento al film “Frank Costello faccia d’angelo” di Jean-Pierre Melville e interpretato da un indimenticabile Alain Delon), un vecchio gangster con gravi problemi di memoria che ingaggia tre killer a Macao per vendicare l’uccisione della famiglia della figlia da parte di un boss locale. Tra i killer e Costello si forma però un legame d’amicizia che va oltre il loro rapporto di lavoro e così il film diventa un film sul cameratismo maschile, sulla lealtà e sulla vendetta che ricorda il cinema di Sam Peckinpah. “Vendicami” è un film sull’eroismo e su l’ineluttabilità del destino, ma anche sulla solitudine e sull’impossibilità di recuperare il tempo trascorso. E Hallyday, con la sua grande interpretazione malinconica di un eroe taciturno e disorientato, immerso in una città straniera e alle prese con attacchi improvvisi di amnesia che annullano il senso delle sua azioni, ci lascia i suo personale omaggio al cinema noir.

 

 

 

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