“Questa notte non dormire”: in libreria il viaggio spaventoso con Freddy Krueger

 

 

È in libreria “Questa notte non dormire”, edito da Il Foglio Letterario, libro che indaga la famosa saga cinematografica “Nightmare”, il cui capostipite, datato 1984, fu “Nightmare – Dal profondo della notte”, scritto e diretto da Wes Craven. I tre autori del libro, Marco Furia, Nico Parente e Edoardo Trevisani, ripercorrono la storia e il mito del villain più famoso e terrificante degli anni Ottanta, Fred Krueger, spiegando i molteplici significati, sociologici, politici, psicanalitici che si nascondono dietro le sue dita uncinate e il suo maglione a righi. Pubblichiamo di seguito un estratto della prefazione scritta dal critico cinematografico Massimo Causo.


Freddy è un Uomo e, come tutti i bogeymen, nasce dalla colpa e nella colpa cerca la sua vendetta, ovvero la sua impossibile pace. Ma ciò che lo differenzia dai suoi colleghi, quello che lo rende più perturbante, infido, strisciante, è il fatto che lui abita le sue vittime. Non sta nel mondo, Freddy, non è il classico carnefice che si oppone alle vergini sacrificali. Lui le prende e le brutalizza dal didentro. A differenza di Michael Myers e di Jason Vhoorees, che sorgono coi loro fendenti come angeli della morte accaniti sulle vergini peccatrici e sul loro mondo lascivo, Freddy nasce e agisce nella coscienza delle sue vittime, è il prodotto fantasmatico del sogno turbato di quelle vergini, ne stuzzica i desideri per trasformarli in punizione prima ancora che il mondo riesca a impossessarsene. Freddy non è una lama che fende le carni, la morte che infligge non penetra i corpi. Freddy è una mano che accarezza letalmente e l’iconicità del suo guanto artigliato attiene inconfutabilmente a una sfera inversamente benedicente: è la classica manus dei che oggettiva il sentimento – e il timor – divino nella rappresentazione dei viventi.

Il più umano dei boogeymen. Sì, insomma, quello che, a differenza dei suoi tanti colleghi temprati negli anni Ottanta del New Horror, conservava infondo una certa qualifica di umanità, persistente nella performance perversa in cui si dibatteva. Già nella disinibizione di quel Freddy, il nickname con cui Frederick Charles Krueger è stato da subito identificato, c’era qualcosa di insolito, un rimando a una dimensione personale della relazione tra quell’essere sfigurato che sventrava i nostri sogni e tutti noi, sue vittime sacrificali, sospese tra l’arcano dell’inconscio e l’incarnato vitalistico dell’adolescenza. Qualcosa che spiazzava le coordinate di un sistema orrorifico che si andava strutturando in quegli anni nell’asettica imparzialità dei fendenti all’arma bianca imperanti nell’universo slasher dei vari Michael Myers e Jason Voorhees: terribili creature mosse da genealogie e biografie non meno articolate, ma iscritte in una impersonalità che trasformava il loro perverso agire in gesti quasi asettici, astratti nella loro reiterazione meccanica. Nemmeno a pensarci di provare a chiamarli Micky o Jay, quei due lì…

Freddy, invece, intanto conservava una fantasia che disarticolava gli schemi delle stragi perpetrate in una visionarietà di certo perversa ma anche e ancora ludica. Ma soprattutto non cessava di coniugare una serie di elementi contraddittori, che sostenevano in vita l’abito umano appartenutogli prima dell’iscrizione al registro dei boogeymen, prima che i demoni del sogno gli offrissero l’immortalità ad un passo dalla morte inflittagli dai genitori delle sue piccole vittime.

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Robert Englund

Freddy resta dunque aggrappato alla sua umanità, al suo essere emblema di un dissidio tra sogno e veglia, tra ragione e follia, tra innocenza e colpa, tra latte e sangue. L’iconicità raggrumata sulla triangolazione offerta dalla maglia a strisce rosse e verdi, dal guanto artigliato e dal fedora nero non oscura il suo volto ustionato e insiste sul suo rapporto simbiotico con l’inconscio delle sue vittime, come fosse l’eco lontano dell’onirico Cesare del Dottor Caligari. E, al di là di queste riflessioni personali, le pagine che seguono si spingono in profondità in questo universo, con attenzione e passione. Stando accanto a Freddy, alla sua storia d’Uomo e a quella d’Uomo Nero, alla genesi del franchise e alla coscienza del suo creatore, il troppo presto compianto Wes Craven. Nico Parente, Edoardo Trevisani e Marco Furia scandagliano da alterne prospettive il mondo kruegeriano senza lasciare indietro niente e nessuno, analizzando ogni film con attenzione e scoprendo le connessioni con il sistema del New Horror tanto quanto con le protesi televisive, letterarie, grafiche e videoludiche del franchise. Grazie al loro lavoro la linea di demarcazione tra Freddy e il cinema slasher si ridefinisce, consegnando questo boogeyman a un’analisi compiuta e sfaccettata.

Wes Craven

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