Piano Lab, 210 pianisti in due giorni a Martina Franca Un’appassionante maratona che somiglia tanto a uno spreco

Silvano Trevisani – Sabato 11 e domenica 12 Martina Franca ha vissuto due giorni particolari all’insegna del pianoforte, con la manifestazione PianoLab, il festival itinerante organizzato dalla Ghironda che sta celebrando in Puglia il re degli strumenti con un programma che si è arricchito di tappe e appuntamenti che hanno portato tra la gente i nomi di richiamo come Stefano Bollani e Giovanni Allevi, assieme a tanti altri concertisti di fama internazionale che non citiamo per non incorrere in sviste.

Nella due giorni di Martina, che abbiamo vissuto “in qualche modo” anche noi, abbiamo potuto ancora una volta notare come la gente abbia fame, soprattutto nel cuore dell’estate, di eventi. Le strade della bella città erano gremite all’inverosimile, ma d’altra parte lo erano anche quelle di Taranto, Grottaglie, Polignano, Ceglie Messapica, Locorotondo, Ostuni, Mottola, Palagiano… e di tante altre località pugliesi, grazie alle manifestazioni che vi sono state programmate. Certo, PianoLab, a differenza di altre manifestazione che hanno spesso tenore culinario, è un evento che promuove la cultura, e in particolare quella musicale, ma in qualche modo somiglia alle altre, quando si trasforma in una ressa di curiosi, che fanno di tutto, soprattutto nelle grandi piazze, tranne ascoltare i musicisti, tutti bravi e tutti meritevoli di ascolto.

Insomma, la bellissima manifestazione è sempre a un passo dal trasformarsi in sagra, o peggio in “muina”, anche se non sottovalutiamo la bellezza di ritrovarsi insieme, di fare festa, con grande piacere degli esercizi commerciali martinesi. Ebbene, proprio la genialità dell’invenzione, la qualità delle esibizioni, da quelle dei grandi maestri a quelle di giovani talenti, ci inducono a qualche osservazione e a suggerire qualche modifica alla formula della manifestazione. Che pure ha tanti pregi, a cominciare dal “reclutamento” degli esecutori.

Perché sprecare il contributo, il sacrificio di 210 pianisti, accavallando esageratamente le loro esibizioni, che spesso si scontrano tra loro, che comunque non si possono ascoltare che in minima parte, nonostante i cambi di programma e le rotazioni?

Non crediamo di esagerare se diciamo che le due serata si rivelano, in fondo, uno spreco che può finire col diventare disprezzo, per un abbuffata in cui tutti sono contenti perché nessuno è contento? E della quale resta ben poco, in tutti? Allora? Perché non diluire in più giorni le esibizioni, scegliendo meglio i luoghi e privilegiando, soprattutto per i miniconcerti, solo i luoghi chiusi e circoscritti, (anche l’Ospedaletto), dove, con qualche sedia in più, la gente è indotta a non disturbare troppo? E a godere di più? Perché non riservare le piazze (magari a turno e non tutte contemporaneamente) a esibizioni orchestrali (a base di pianoforte naturalmente) dato che il chiasso della gente di solito annulla le note pur amplificate?

Eppoi: non è bello che alla fine di quasi tutte le esibizioni il pubblico debba chiedere al pianista: “Cosa hai suonato?”, poiché, se al centro della manifestazione c’è la cultura musicale, non possiamo pretendere che tutti sappiano distinguere Liszt da Brahms. Né si può scegliere preventivamente cosa ascoltare, non sapendo quello che verrà proposto. Alcuni siti, poi, sono particolarmente sfortunati!

Ci stiamo sbagliando? È meglio il girovagare ignavo da un punto all’altro, solo per vedere come si agitano gli esecutori? Se è così scusate le osservazioni di uno che avrebbe voluto ascoltare molto di più e molto meglio. Perché se al centro dell’evento è il pianoforte, credo che non sia sufficiente leggere la marca per apprezzarlo.

Lascia un commento