Un’anticipazione dell’intervista col neoassessore alla Cultura, Fabiano Marti: “Puntiamo alla qualità”

Pubblichiamo qui di seguito la prima parte dell’intrervista al neoassessore alla Cultura del Comune di Taranto, Fabiano Marti. L’intervista completa la si può leggere nell’edizione cartacea reperibile nelle edicole che la diffondono (per conoscere quali sono le edicole che diffondono Pugliamag sfogliare l’edizione sintetica pubblicata qui accanto.

Silvano Trevisani Si è insediato da pochi giorni alla guida di quell’assessorato che era stato affidato, anni fa, a un altro attore: Gianni Ciardo, suo amico e regista, che nel 2013 lo aveva voluto nel cast del film “Sdramma”. Stiamo parlando di Fabiano Marti, attore e autore tarantino, ma da anni residente a Bari, noto al pubblico soprattutto per le sue apparizioni sul piccolo schermo, che il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci ha chiamato a dirigere l’assessorato alla Cultura, alla Pubblica Istruzione e allo Sport. Un ruolo molto impegnativo, tenuto conto del fatto che Marti, sebbene impegnato da sempre nel mondo dello spettacolo, deve compiere una vera e propri “full immersion” per “imparare”, in tempi brevissimi, come sono fatti due pianeti vasti e complessi come quello della pubblica istruzione e dello sport, che non sono stati amministrati in maniera impeccabile da molto tempo a questa parte.

Non che la gestione della Cultura sia meno agevole, al di là di ciò che riguarda strettamente il mondo dello spettacolo, del quale Marti ha certamente una conoscenza consolidata, opportuna soprattutto per affrontare uno degli impegni più importati e controversi cui l’amministrazione comunale sarà presto chiamata ad occuparsi: la gestione del cineteatro Fusco, fresco di restauro e ormai prossimo alla inaugurazione.

Marti ha accettato volentieri di rispondere alle nostre domande:

Assessore Marti, è consapevole delle perplessità con le quali molti ambienti cittadini hanno appreso della sua nomina, per il fatto di essere lontano dalla politica, dagli affari amministrativi e, da qualche tempo, anche da Taranto?

Le perplessità le ho avuto per primo io stesso, quando ho ricevuto la proposta da parte del sindaco. Ma poi ne ho compreso e ha condiviso lo spirito e l’entusiasmo. È vero che il lavoro mi ha portato a non vivere più in città, ma sono tarantino a tutti gli effetti: la mia famiglia e mia moglie sono di Taranto e il mio occhio è rimasto costantemente puntato sui problemi cittadini.

Passiamo allora al merito: anche dal suo osservatorio indiretto non le sarà sfuggito che la città dal punto di vista culturale, è sempre più marginale, anche rispetto agli anni in cui vi risiedeva. Quando si tentò di dare un’impronta creando produzioni teatrali e musicali e si istituì anche un museo d’arte contemporanea, che la Provincia seppellì dopo averlo creato.

Diciamo che c’è da recuperare il tempo perduto. Certo, in passato si sono prodotti e organizzati in loco stagioni come il Festival della Magna Grecia, al quale anche io lavorai sotto la guida del mio maestro Maurizio Micheli con produzioni che sono state poi esportate anche nel Nord. Ora ci si limita, in genere, ad accogliere quello che viene proposto. Io mi auguro che si possa riprendere un ruolo da protagonisti e penso che, in questo senso, che un ruolo importante potrà giocarlo il Teatro Fusco, che il Comune ha acquistato anni fa, evitandone la distruzione, e che potrebbe diventare il luogo simbolo di questa rinascita. Ci stiamo già lavorando e per noi è una priorità assoluta.

La Regione Puglia non è stata mai generosa con Taranto, o forse dovremmo dire rispettosa. La stessa assessora regionale Loredana Capone ha ammesso che per la cultura Bari assorbe quasi metà del budget, Lecce una fetta importante ma per le altre province resta ben poco.

Sì. Ne siamo consapevoli ed è nostro obiettivo quello di ampliare lo spazio della nostra presenza. Questa è sicuramente l’idea del sindaco Melucci. Sappiamo che i grandi eventi che hanno una sostanza, come Medimex, sono la strada da percorrere. Anche se abbiamo il diritto di non fermarci all’ospitalità.

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