Taranto in Basilicata? Nel 1947 fu votata all’unanimità l’istituzione della regione Jonico-Salentina… poi la storia

 

Giovanni Matichecchia – È ancora in corso, una raccolta firme per chiedere un referendum
consultivo al fine di fare di Taranto la terza provincia della regione
Basilicata. In qualsiasi modo voi la pensiate, dovete sapere che
l’Amministrazione Provinciale ci aveva già provato. Non si parla del Grande
Salento, ipotesi di lavoro perseguita dalla Provincia di Taranto nel
lontano 2007 e riaffiorata nel dibattito in questi giorni. Abortita
frettolosamente per l’assoluta assenza di difensori della proposta. No,
questa è un’idea datata ben più ambiziosa. Fu l’Amministrazione Provinciale
del 1947 guidata dall’avv. Alfredo Fighera in contatto con l’Assemblea
Costituente. 71 anni fa. È la vigilia di Capodanno del 1947, il 31 dicembre
1946. La Deputazione Provinciale di Taranto vota, per acclamazione,
l’Ordine del Giorno presentato dal Presidente Avv. Alfredo Fighera. Il
titolo: Istituzione della Regione Jonico – Salentina. Il documento è
conservato nell’Archivio storico di Fernando Ladiana. – La Deputazione
Provinciale di Taranto rileva quanto segue: È noto che la seconda
sottocommissione della Costituente ha già dato voto favorevole alla
costituzione della regione jonico-salentina. Di tale regione devono
certamente far parte le attuali province di Taranto, Lecce e Brindisi. La
Provincia di Taranto originariamente faceva parte della maggior provincia
di Terra d’Otranto, di cui capoluogo era Lecce e ne fu staccata nel 1923
quando la nuova provincia fu istituita. Ma già prima di quel tempo si era
sentito in Taranto ed in molti comuni il disagio derivante dal fatto che la
città di Taranto appartenesse a una provincia di cui essa medesima non era
il capoluogo. Taranto fin da allora aveva una popolazione molto più
numerosa di quella di Lecce, era sede del Dipartimento Marittimo,
dell’Arsenale Militare Marittimo, dei Cantieri Tosi, aveva avuto uno
sviluppo industriale notevolissimo che aveva richiamato qui tecnici di
grande valore e una massa operaia considerevole e aveva avuto un incremento
edilizio straordinario; cose tutte che avevano dato a Taranto il modo
d’organizzare una vita veramente moderna. Tutto ciò faceva sì che
moltissimi comuni per tutti i loro affari avevano per centro Taranto, e
ogni giorno da quei comuni si riversavano in Taranto folle di cittadini che
creavano una rete sempre più imponente di relazioni. Era dunque
giustificata l’aspirazione che Taranto diventasse un centro amministrativo
e politico oltre che un centro commerciale e industriale. E la costituzione
della nuova provincia di Taranto rispose proprio a questa esigenza della
città che, essendo un centro economico, aveva fuori di sé il centro
amministrativo e politico. E questa aspirazione già prima del 1923 era
stata manifestata da questa popolazione. Quando s’istituì la nuova
provincia fu rilevato un altro fatto molto importante. Taranto oltre che
con i comuni che ora formano la sua provincia e con molti altri della
regione jonico-salentina, per ragioni topografiche (cioè di vicinanza)
aveva (ed ha oggi in misura anche maggiore) continui rapporti con i comuni
che ora si dicono del Basso Materano e che allora facevano parte della
provincia di Potenza e con alcuni comuni della Calabria (prov. Di Cosenza).
Questi comuni quotidianamente facevano capo a Taranto per tutti i bisogni
della loro vita e molti di essi, quando s’istituì la provincia di Taranto,
fecero apertamente dei voti per entrare a far parte della nuova provincia e
per essere staccate dalla provincia di Potenza, città da cui erano molto
lontani. Però allora per interferenze politiche, alla provincia non furono
aggregati quei comuni e furono deluse le aspirazioni di quelle popolazioni.
Ora la creazione della regione jonico-salentina fa sorgere la questione del
capoluogo e fa risorgere quella dell’annessione dei comuni del così detto
Basso Materano e di alcuni della Calabria. Sul diritto di Taranto ad essere
il capoluogo nessun dubbio vi può essere. Non si fa una questione
campanilistica, ma si presentano ragioni d’indole obiettiva che devono
essere serenamente valutate. Taranto ha una popolazione che ormai supera i
200 mila abitanti mentre Lecce ne ha 50 o 60 mila. Taranto è la sede del
Dipartimento Marittimo ed ha un’attrezzatura portuale militare che è una
delle prime del Mediterraneo, onde qualunque sia la sorte della nostra
gloriosa Marina a seguito della pace iniqua che ci vuole imporre, sarà
sempre Taranto il porto in cui la vita marittimo-militare si dovrà
svolgere. Taranto ha un arsenale che è il primo e ora forse l’unico
d’Italia. Se anche la sua attività per la marina militare potrà diminuire,
si potrà sempre con opportune modifiche utilizzare l’imponente macchinario
per le industrie di pace. Il nostro arsenale costituisce una immensa città
industriale che suscita l’ammirazione e la meraviglia di chiunque lo
visiti. La Fiera del Mare che nello scorso autunno ha avuto un grande
successo e che è stata onorata della visita del Presidente della
Repubblica, il quale ai promotori manifestò il suo entusiastico
compiacimento, è stata oltre che una brillante prova della nostra attività
commerciale e industriale in genere, la più grande e imponente rivelazione
dell’attrezzatura e della potenzialità industriale dell’arsenale e delle
sue maestranze, la cui opera ha fatto le meraviglie dei tecnici non solo
italiani ma anche stranieri, soprattutto inglesi e americani. I bacini di
carenaggio esistenti sono i primi del Mediterraneo e i lavori in esso
compiuti su navi nostre e alleate hanno avuto l’elogio altissimo dei
comandanti e dei tecnici dell’Inghilterra e dell’America. Il nuovo bacino
di carenaggio in costruzione sarà il più grande d’Europa e potrà permettere
le riparazioni di qualsiasi nave, onde esso potrà ottenere lavoro non solo
dall’Italia ma anche da tutte le marine militari e mercantili che avranno
interessi nel mare Mediterraneo. Il cantiere Tosi è un altro impianto
industriale di somma importanza. Bisogna ricordare che in esso si sono
costruite molte navi e non pochi sommergibili, alcuni dei quali forniti a
paesi stranieri (p.e. alla Repubblica Argentina). Non si devono dimenticare
gli altri impianti, che di fronte all’arsenale e al cantiere Tosi si devono
considerare minori, ma che sono anche di grande importanza come la San
Giorgio, l’Officina Galilei e tante e tante altre officine e cantieri che
sono complementari dell’Arsenale e del cantiere Tosi. Se oggi si deve avere
in vista specialmente la ricostruzione nazionale, questa non si potrà
operare in gran parte se non in quelle città che hanno una vasta
possibilità di lavoro, sia per gli impianti industriali, sia per le
maestranze specializzate, sia per le grandi masse operaie addestrate ai
grandi sforzi collettivi. Ora Taranto è, dal punto di vista industriale e
dal punto di vista delle masse lavoratrici, una delle città più importanti
di Italia, certo la più importante dell’Italia meridionale. In nessuna
delle città meridionali sono addensate le masse operaie che si trovano in
Taranto e che sono addestrate a lavori imponenti, difficili e complicati. E
sarebbe veramente strano porre i centri della vita amministrativa e
politica in città che non sono centri economici e di lavoro, trascurando
quelle dove pulsa la vita del più intenso lavoro e dove si addensa una
popolazione numerosissima. Si creerebbero così difficoltà, complicazioni,
disagi, incomprensioni che è necessario assolutamente evitare ora che si
vuole dare una nuova organizzazione allo Stato. Non si comprende per
esempio, come le maggiori autorità politiche e amministrative debbano
risiedere lontano dai luoghi dove più intensa è la vita del lavoro e dove
sono le maggiori masse di popolazione e di lavoratori. Lecce mette avanti
le sue tradizioni di città colta; ma a parte che in ogni luogo vi sono
stati uomini colti che hanno avuto la stima generale, le tradizioni non
possono creare diritti che debbano prevalere sui diritti maggiori che
derivano dalle condizioni demografiche ed economiche. Perciò Taranto, che
per popolazione è la terza città del Mezzogiorno, e che, in relazione alla
popolazione, è la prima per l’attività dei suoi lavoratori, deve essere il
capoluogo della regione jonico-salentina. Si deve poi rilevare che, se le
regioni si devono costituire non per vano desiderio di fare delle novità ma
per organizzare delle popolazioni che hanno interessi comuni e perché le
popolazioni possano con la maggiore facilità, speditezza e semplicità
provvedere alla tutela di tali interessi, s’impone l’annessione alla
regione jonico-salentina, con capoluogo Taranto, dei comuni del Basso
Materano e di alcuni comuni della Calabria fino ad Amendolara. È noto a
tutti che questi comuni fanno parte dal punto di vista sociale ed economico
della zona tarentina. Moltissimi che hanno beni immobili nei territori di
questi comuni risiedono a Taranto da dove è facilissimo accedere in quei
territori. I prodotti di quei comuni si vendono a Taranto. Per ogni bisogno
della loro vita gli abitanti di quei comuni si rivolgono a Taranto. Dalle
stazioni ferroviarie di quei comuni giornalmente si rilasciano centinaia di
biglietti per Taranto mentre pochissimi se ne rilasciano per i loro centri
attuali amministrativi molto lontani. Taranto è il centro naturale di quei
comuni e quelle popolazioni non desiderano di meglio che trovare in Taranto
il loro centro amministrativo e politico. Né si parli poi di distanze.
Nella regione jonico-salentina tanto dista da Taranto un comune del capo di
Lecce quanto dista da Lecce un comune del tarentino (p.e. Ginosa). Se si
ammettono poi comuni del Basso Materano e alcuni della Calabria, Taranto
sarà al centro di tutta la regione. Considerato quanto precede AFFERMA il
diritto di Taranto ad essere il capoluogo della regione jonico-salentina;
FA VOTI che alla nuova regione siano aggregati i comuni del così detto
Basso Materano e della Calabria fino ad Amendolara; MANDA al Presidente di
comunicare questa deliberazione al Presidente della Repubblica, al
Presidente del Consiglio, Ministro dell’Interno, al Presidente della
Costituente, al Presidente della Commissione dei 75 e della Seconda
Sottocommissione. La Deputazione approva per acclamazione e dà incarico al
Presidente di recarsi in Roma insieme al Sindaco di Taranto, al Presidente
della Camera di Commercio, al Segretario della camera del Lavoro e ai
rappresentanti di tutti gli altri enti che vorranno accompagnarlo per
presentare il voto della Deputazione a tutte le suddette Autorità. In
effetti la lettera del Presidente della Seconda Sottocommissione reca la
data dell’ 1 gennaio 1947. Il Presidente della Provincia, in contatto con
Saragat, gioca d’anticipo fa approvare la deliberazione dal Consiglio
provinciale. Ma diamo un’occhiata alla lettera inviata Saragat. – Assemblea
Costituente – Presidenza; Roma 1 gennaio 1947; Ai Comuni, alle Deputazioni
Provinciali, alle Camere di Commercio: del Venteo, dell’Emilia, della
Liguria, della Toscana, degli Abruzzi e Molise, delle Puglie. – La Seconda
Sottocommissione per la Costituzione ha deliberato di proporre una
ripartizione regionale, che prevede l’istituzione delle seguenti nuove
Regioni, nei limiti di territorio per ciascuna indicati: Friuli, Emilia
Lunese (provincia di Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, La Spezia;
circondario di Pontremoli e comuni della Val di Magra), Emilia e Romagna
(provincie di Bologna, Ferrara, Forlì, Ravenna), Molise, Salento (provincie
di Lecce, Brindisi, Taranto). I Comuni, le Deputazioni Provinciali e le
Camere di Commercio delle Regioni – nelle quali sono attualmente comprese
le suddette costituende Regioni – che intendano formulare voti particolari
in merito, sono invitati a farli pervenire direttamente, entro il 20
corrente, alla Presidenza dell’Assemblea Costituente. Firmato: Il
Presidente GIUSEPPE SARAGAT – È dell’11 gennaio la lettera al sindaco del
Comune di Massafra, Vito Morea, del seguente tenore: – Mi è gradito di
trasmettere copia dell’Ordine del Giorno votato per acclamazione dalla
Deputazione Provinciale nell’adunanza del 31 dicembre 1946, con il quale,
in considerazione della preannunziata istituzione della Regione
Jonico-Salentina, viene rivendicato a Taranto il diritto ad essere
designata a Capoluogo della Regione stessa. Prego vivamente di voler
assecondare ed appoggiare, con la forma e nel modo che saranno ritenuti
migliori, l’azione intrapresa da questa Deputazione Provinciale
congiuntamente a quella analoga del Consiglio Comunale di Taranto,
nell’interesse della Città bimare, ricca di tradizioni, feconda di
operosità, certamente non seconda ad altra per importanza demografica,
marittima, militare, industriale, commerciale e sociale. Di ogni iniziativa
sarà particolarmente gradito di ricevere cortese tempestiva comunicazione
per l’ulteriore orientamento nello svolgimento dell’opera di questa
Deputazione Provinciale, ai fini dell’accoglimento dei voti espressi.
Ringrazio. Il Presidente (avv. Alfredo Fighera) – La giunta municipale di
Massafra si riunisce il 17 gennaio e delibera unanimemente: 1°) Far voti
per la istituzione della nuova Regione Jonico-Salentina comprendente le
Province di Taranto, Brindisi, Lecce con Taranto Capoluogo. 2°) Rimettere
tali voti alla presidenza dell’Assemblea Costituente nel termine prescritto
del 20 gennaio 1947. Sollecitamente il Presidente della Provincia, avv.
Alfredo Fighera si rivolge a tutti i sindaci della provincia con questa
missiva. – Amministrazione Provinciale; Taranto 13.1.1947; prot. N. 411;
ogg. Istituzione della Regione Jonico Salentina. Espresso. Sigg. Sindaci
dei Comuni della Provincia Jonica. Con lettera del 1° corrente mese, la
Presidenza dell’Assemblea Costituente, nel dar notizia ufficiale della
proposta di istituzione della Regione Jonico-salentina da parte della
Seconda Sottocommissione per la Costituzione, ha invitato questa
Deputazione Provinciale, i Comuni e ed altri Enti ed Autorità a presentare
direttamente ad essa Presidenza, entro il 20 corrente mese, tutti gli
eventuali voti che si ritiene di formulare in materia. Ciò premesso, nel
far riferimento alla mia lettera del 11 corrente, n. 315, con la quale
trasmettevo alla S.V. copia a stampa dell’Ordine del Giorno votato per
acclamazione da questa Deputazione, con cui veniva affermato il naturale,
legittimo diritto di Taranto ad essere designata a Capoluogo della
istituenda Regione, volgo preghiera di voler subito adottare analogo voto e
di inviarlo con la maggiore urgenza possibile alla suddetta Presidenza
dell’Assemblea Costituente, in modo che esso pervenga entro il predetto
termine. Dal voto che la S.V. riterrà di formulare per appoggiare l’azione
intrapresa da questa Deputazione, prego dare anche comunicazione a questa
Amministrazione e alla On.le Prefettura. Ringrazio. Il Presidente (Avv.
Alfredo Fighera). Protocollata in entrata con il n. 365 al Comune di
Massafra in data 16.1.1947. –

La storia ha preso altre strade. Di quell’Assemblea Costituente faceva parte anche il ventiseienne deputato potentino Emilio Colombo.”

Lascia un commento