“Così abbiamo assistito alla drammatica decadenza di Kart Cobain ucciso dalla droga”

Silvano Trevisani – Il ricordo di Kurt Cobain, mitico leader dei Nirvana, ha fatto riunire a Taranto  due mostri sacri della fotografia come Michael Levine e Charles Peterson, che hanno documentato gli anni del passaggio dal rock al grunge. Medimex ha fornito l’occasione per un tributo a Cobain con la mostra allestita nelle sale delle esposizioni permanenti del Museo nazionale, un ricco e affascinante percorso iconografico dal titolo efficace: “Kurt Cobain e il Grunge: storia di una rivoluzione”.

Il programma della rassegna ha avuto una sua piattaforma “culturale” nell’omaggio a uno dei miti della musica del Novecento, un geniale autore finito anche lui nel gorgo dell’autodistruzione, che ha colpito tanti geni del rock, a cominciare da Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Gram Parsons, Brian Jones e tanti altri, soprattutto in epoca grunge (come Layne Staley, Andrew Wood, Scott Weiland…), che ha dato solo un assaggio delle sua capacità musicali, così intrise di drammaticità, spegnendosi ad appena 27 nell’aprile 1994.

Eppure, dal denso repertorio fotografico, che entrambi gli autori hanno realizzato nel corso della loro frequentazione con il leader dei Nirvana, Cobain appare spesso felice, sorridente, pieno di vita.

Ed è quello che abbiamo osservato ai due autori chiedendo loro:

Non vi sembra che l’immagine di Kurt che viene fuori dalle vostre sessioni sia spesso in contrasto con la tragedia che covava dentro di lui? Sembra un ragazzo pieno di voglia di vivere e di allegria.

In effetti – rispondono, soppesando le parole, e passandosi spesso il testimone l’un l’altro per completare il concetto – era una persona estremamente amichevole cui piaceva molto divertirsi e anche molto dolce. Aveva un carattere meraviglioso. Amava anche molto sia la fotografia che i fotografi. Quando stava con ognuno di noi due, che venivamo da ambienti e città lontane, si coglieva benissimo il suo carattere e dalle foto tutto questo traspare. L’ultima seduta con lui è stata difficile perché aveva problemi: la droga. È questo che l’ha rovinato.

Chi era, quindi, Cobain?

Era sicuramente una persona introversa e timida, ma quando andava sul palco tutto cambiava era pieno di energia aveva quasi una virtuosità sciamanica. Era come se una volta sul palco, riuscisse a liberarsi di tutta la negatività che sentiva. Era una persona gentile, un bravo ragazzo, veniva da una piccola città, come molti di noi e aveva problemi comuni a molti di noi. Una famiglia di genitori divorziati, qualche problema di salute… ma era estremamente talentuoso. Era un poeta dell’era moderna.

Voi avete avuto occasione di fotografarlo negli ultimi tempi. Quale rapporto aveva con gli altri?

Era difficile, la situazione era molto tesa. Era molto imbarazzante. Anche gli altri membri della band erano sconvolti a vederlo così. Cosa puoi fare in questi frangenti?

Che ricordo ne avete?

Di un ragazzo divenuto leggenda in pochissimo tempo. È curioso: quando lo abbiamo conosciuto non era ancora nessuno ed era lui a sapere di noi. Poi è cresciuto, ma il suo mito è esploso veramente, come accade a volte, solo dopo la sua morte.

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