Pauperismo, populismo e… berlusconismo: confronto antideale nella “terza repubblica”

Silvano Trevisani – Populismo o pauperismo? I due concetti storico filosofici sembrano riassumere e contrapporre in questi giorni, gran parte degli schieramenti politici. In particolare il governo appena insediato è accusato di entrambi. O meglio: l’accusa pauperismo è una peculiarità di Berlusconi, quella di populismo è di provenienza universale, viene da tutti gli schieramenti ed è stata lanciata verso i due “contraenti” di governo con tale decisione, che lo stesso presidente del consiglio Conte l’ha metabolizzata, sostenendo: “Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo”.

Ma evidentemente il populismo non è quello poiché il populismo, nato come movimento politico in Russia alla fine dell’Ottocento, per esaltare il socialismo rurale in contrapposizione sia al burocratismo zarista che all’industrialismo occidentale, è definito dai dizionari: “Qualsiasi movimento politico diretto all’esaltazione demagogica delle qualità e capacità delle classi popolari”. Ma in genere il termine viene usato con accezioni più negative, come a significare una “strumentale demagogia che illude i poveri per tenere al sicuro il potere”.

E francamente nessuna di queste accezioni calza a questo governo che non sembra particolarmente sensibile alle classi popolari, né additandole come esempio, né come fine delle sue azioni politiche, anzi buona parte del contenuto del programma è rivolto alle classi più ricche, agli imprenditori, ai conservatori, agli xenofobi, ai profeti della legittima difesa a oltranza. Quasi quasi: una sano populismo, quello che agitava ad esempio il sogno delle masse al potere, e che il Partito comunista ha rimosso coni ripugnanza, poteva anche starci, tra tanti altri sogni! Visto che poveri, diseredati, immigrati, giovani, disoccupati, cassintegrati, malati, anziani, disabili e…meridionali (in particolare i bambini!), sono stati dimenticati completamente da 25 anni a questa parte!

Quanto poi alle reiterate accuse lanciate dai “distinguo” di Berlusconi, che si qualifica come netto avversario del pauperismo che caratterizzarebbe i “legastellati”, beh qui ci siamo, dice la verità: per pauperismo si indica: “L’ideale di povertà di particolari comunità cristiane, come gli Ordini mendicanti” e certo non è questo un ideale che può ispirare l’oligarca italiano, ma neppure Lega e 5Stelle. Se poi leggiamo la spiegazione che di “pauperismo” danni altri dizionari, esso si riferisce a una “Grave situazione di depressione economica estesa a larghi strati della popolazione in conseguenza di un complesso di fattori di varia natura (penuria di risorse o di capitali, guerre, carestie, ecc.)”. E forse questa descrizione calza meglio a una visione più attuale del pauperismo. Ma qui il cavaliere dovrebbe riflettere meglio sulle origini e le cause del pauperismo. Quello che si intuisce della sua idea di pauperismo è quella che vede una “propensione verso le politiche che prestano attenzione ai più poveri”. È evidente che lui lo teme, che gli ripugna, dal momento che il suo mandato politico fu quello di ricreare la doppia distanza tra Nord e Sud, che si era affievolita, e tra ricchi e poveri, che si era andata colmando con la crescita della classe intermedia, cui proprio lui e il suo polo hanno assestato il colpo di grazia. Dal quale sarà molto difficile riprendersi. Pur con tutto l’impegno di Conte e soci.

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