“Sparla con me”, lo spettacolo di Dario Vergassola. Tante risate e un tocco di delicata malinconia

Valerio Manisi –

 

Una vera valanga di battute, lo spettacolo “Sparla con me” di e con Dario Vergassola, un monologo che porta in giro già da diversi anni ma che comunque resta sempre efficiente e coinvolgente. Un momento ricco di risate, freddure e musica, che però nasconde sotto, per tutto il tempo, una malinconia e un amore per la propria terra davvero immenso. Il comico infatti è nato (e s’è formato come racconterà) nei bar di La Spezia, dove ci vive e ci torna tutt’ora, in una città incastonata tra il mare e le montagne, tra le bellezze architettoniche e antiche di una territorio che, come Taranto, vive di pesca, mare e … marina militare.

La panoramica “vergassoliana” è davvero estesa, che però mai smette di essere, nella sua forma satirica, aderente a fatti di cronaca e attualità. Lo si deduce questo, tra le tante situazioni, dal suo racconto inerente alla faccenda riscontrata durante una delle sue celebri “interviste con parrucchino”; precisamente a quella con Asia Argento, attrice figlia di Dario Argento, nota negli ultimi anni per essere stata colei che ha fatto esplodere il caso Weinstein. Ebbene, Vergassola racconta quando, l’appena citata attrice, abbastanza contrariata da alcune battute rivoltele, dopo quella che citava lo scandaloso bacio della Argento con un cane, questa improvvisamente lo afferra e lo bacia in bocca. “Ero ingenuo e innocente – continua il comico – Perché non l’ho denunciata? – domanda al pubblico per poi concludere – Perché ero troppo giovane!” e giù il teatro a ridere e … a capire.

Le tematiche che esaltano un Vergassola sentimentale e malinconico sono quelle lungamente dedicate alla premura dei cari genitori, alla madre in particolar modo; alla sua vita tra mare e montagna da figlio unico, accudito e venerato “come solo un figlio unico lo può essere”; ancora poi tematiche riservate al lungo racconto di un giovanetto che si crede Zorro in sella ad un motorino agghindato come fosse un cavallo; e alle notti passate nella calda cucina, tra due stufe, super coperto, per proteggere il gracile e cagionevole corpo così da non darla vinta (secondo la madre) alla violenza dell’invero ligure … ma, a quanto pare, inutilmente.

Poi ancora il racconto alla memoria di un grande religioso italiano: don Andrea Gallo, che Vergassola ricorda in merito al suo ultimo giorno di vita, quando fu voluto e convocato al suo cospetto per porgergli l’ultimo saluto. “Mi fece segno di tendergli l’orecchio – racconta – steso com’era avvolto in un camice bianco e con il suo celebre sigaro che gli pendeva dalle labbra” e simulando il gesto dell’ombrello, con le poche forze ancora disponibili, sussurrò alle orecchie del comico: “Tiè! Però è morto prima Andreotti!”. Un bel ricordo davvero.

Uno spettacolo insomma semplice nella sua composizione e incredibilmente ritmato, come solo la parlantina “vergassoliana” può rendere; un solo cielo nero di sfondo, una chitarra (che Dario suona benissimo intonando divertenti canzoni di sua scrittura) e l’alternanza scherzosa di luci colorate mai inerenti alle richieste tecniche estemporanee del comico.

Ho fatto la serie televisiva Carabinieri perché ognuno ha i suoi debiti”, conclude Vergassola, discutendo e ironizzando ancora una volta, in modo chiaro, quanto, a volte, per sopravvivere nel mondo dello spettacolo, sia necessario partecipare a serie televisive poco “efficienti” come “Carabinieri”.

In conclusione si può tranquillamente affermare che: è certamente sempre un piacere “sparlare” con Dario Vergassola.

L’intervista a Dario Vergassola la troverete sul dell’edizione cartacea di Pugliamag in uscita il 19 maggio.

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