Taranto – Tavolo ILVA: situazione in caduta libera ma le istituzioni “applaudono”

Valerio Manisi –

Quindi applaudono, l’istituzione applaude. Applaude sempre. E i sindacati stanno a guardare, mentre si produce un documento, alla presenza del Presidente di Provincia e del Sindaco di Taranto, che in realtà è inapplicabile, soprattutto ora che ormai il danno è fatto grazie ad un accordo governativo già firmato. Quando le manovre nazionali disposte dal PD, atte a rattoppare vecchi e arrugginiti pilastri dell’ILVA di Taranto, sommergevano lo stabilimento di milioni e milioni di euro con decreti scandalosi a firma Renzi, i sindacati raramente prendevano le distanze, raramente si sganciavano del tutto dalle braccia dei partiti governativi; perché, per tutelare l’imminente posto di lavoro di chi continua a morire nello stabilimento, mai si sono avvalsi di “scomoda” lungimiranza politica.

È esattamente questa la sintesi di quanto è avvenuto sabato mattina nell’aula consiliare del comune di Taranto, dove s’è svolta la riunione del consiglio di fabbrica convocata da tutte le sigle sindacali rappresentanti dei lavoratori Ilva. Presente il Presidente della Provincia Tamburrano, e il Sindaco di Taranto Melucci, in palese contrasto con l’assente Presidente della Regione Michele Emiliano; in prima fila, a deliziarsi di questa “visibile contrarietà” del Sindaco (che sapeva più di ripicca partitica che politica), c’era il segretario provinciale del PD Mancarelli: “Chi oggi è assente ha evidentemente un altro obiettivo”, ha velatamente asserito Melucci in riferimento alla mancanza di Emiliano, “dimenticando” forse che l’esito odierno e il rischio che oggi grava sugli operai ILVA è diretta conseguenza dell’operato del loro comune partito. “Hanno detto che mi ero avvicinato a Calenda dopo il suo ingresso nel PD – continua Melucci – ma non mi interessa, non so nemmeno se resto ancora nel PD” unica affermazione questa degna di nota che solleva una flebile prospettiva di rivalsa.

Nessun parlamentare tarantino presente al dibattito; così come Emiliano ha disertato per una propria convocazione sul tema ILVA in Regione, ugualmente si sono tenuti distanti i parlamentari 5Stelle, anche loro attestati su un’altra posizione circa del medesimo argomento. Quindi: parole, parole, parole, da anni.

Unico parlamentare presente, Marcello Gemmato di Fratelli d’Italia. Nonostante il suo discorso sia stato privo di una precisa intenzione tecnico/politica, in perfetta armonia con il vuoto di altri interventi sorti, ha in sintesi rappresentato l’esatto opposto di quello che tutti i presenti (seppur in salse diverse) hanno sostenuto. Frasi non del tutto originali quali: Sono al fianco degli operai”, bisogna essere uniti”, “bisogna spogliarsi delle appartenenze politiche e partitiche” e concludendo con la locuzione divenuta il tormentone dalla seduta: “Non bisogna cadere nell’errore di circoscrivere il problema Ilva solo a Taranto”, come non fosse noto che più dell’1% del PIL nazionale (dato per il PD Renziano più importante della salute dei cittadini jonici) dipende dalla fabbrica di morte tarantina.

Come si può mettere in discussione la salute di cittadini, lavoratori e posti di lavoro – ha dichiarato Franco Rizzo, segretario Usb di Taranto – Nessun mercanteggiamento, dobbiamo salvare tutti i 14mila posti di Taranto, tra diretti Ilva e indotto”; ovviamente sulla stessa onda il consigliere regionale Borraccino: “Non esiste alcun Piano B sulla vicenda Ilva. L’unico piano ricevibile è quello che prevede la salvaguardia di tutti i livelli occupazionali diretti ed indiretti e l’avvio serio ed immediato delle bonifiche dell’impianto”, esattamente come non aveva fatto Vendola. Stessa pomata per il consigliere regionale Perrini: “Sono al fianco dei lavoratori diretti e dell’indotto”.

Soluzioni? Abilità politica? Concretezza? Zero! Agli occhi dei cittadini solo il solito remake di momenti tristi, conseguenza di politiche fallimentari represse; solito sproloquio politichese con l’unica prospettiva di convocare continuamente tavoli su tavoli, tanto da poter avere paradossalmente le carte in regola per aprire un mobilificio. La mobilitazione massiccia a “giara rotta” (per usare un termine pirandelliano) può essere solo prerogativa sacrosanta dei cittadini, e di quelle istituzioni che di tanto in tanto, temerariamente, spuntano e affrontano di petto tragiche e opportunistiche decisioni governative, esattamente come sta accadendo a Taranto. In sintesi, l’unico aspetto concreto emerso dall’incontro è la posizione chiara e irremovibile di operai e cittadini: chiusura, bonifica, riconversione e, soprattutto, basta morte.

Purtroppo l’istituzione comunale e provinciale tarantina al vertice, così come quella regionale, che si alterna da più di un ventennio in Puglia con la stessa sostanza, non ha senz’altro intenzione e capacità di salvare capre e cavoli. Questo un po’ per via dei partiti alla quale appartengono (imbrogliati e complici con il sistema), e un po’ perché più di tanto la pelle non la possono e non la vogliono rischiare. Però applaudono! Lo spettacolo è irrimediabilmente finito e loro, giustamente, applaudono.

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