Fiera del libro del mare: una sfida che ha bisogno di …scommettitori

Silvano Trevisani – Taranto ha inventato la sua fiera del libro, dandole una ragione e un tempo progettuale: il mare e tre anni. E poi anche un luogo: il castello aragonese. Luogo simbolo del legame tra la città, il mare e la sua lunga storia, che qui, in questo monumento, trova una sua straordinaria integrità. L’idea è affascinante come lo è una scommessa ambiziosa. Perché ambiziosa? Perché la Puglia è la regione d’Italia in cui si legge di meno, nonostante la sua proclamata vocazione culturale, perché nell’ultimo anno sono chiuse tre librerie e le altre non navigano nell’oro; anche se il numero degli autori cresce. Non abbastanza il loro attaccamento al “libri” a giudicare dal numero di presenze non soddisfacente: se fossero intervenuti nelle belle sale del Castello aragonese tutti coloro che negli ultimi 12 mesi hanno scritto almeno un libro ci sarebbe stata la ressa!

Il ricordo di Alessandro Leogrande, il giovane scrittore tarantino scomparso a novembre a soli 40 anni, è aleggiato nella prima giornata. Più fioco ma affascinante quello di Attilio Cerruti, la cui memoria è stata rinverdita da due studiosi. Non c’era più pubblico, purtroppo, ad ascoltare la storia del Conte di Montecristo e del suo nobile autore, quell’Alessandro Dumas che fu “ospite” del castello. Purtroppo. Per l’ammiraglio Ricci, un vero amico di Taranto, ci sarà un’altra occasione.

Mancano ancora alcuni giorni, per rodare meglio questa prima fiera, la prima di tre già in programma. Ma possiamo già dire che ci aspettiamo, per il futuro, più spazio alle case editrici e ai progetti di “vendita” che sono la ragione stessa di una fiera. Meno autori non rappresentati dalle proprie case editrici, quindi, e senz’altro più spazio al Sud.

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