Per l’Occidente è più pericoloso essere maschi che amici dei terroristi

Edoardo Trevisani –

Il copione si ripete. Ogni volta che l’esercito siriano libera un territorio dalla morsa dei terroristi, ecco che c’è un bombardamento con armi chimiche, ed ecco che i media, senza mai verificare la notizia, danno la colpa ad Assad. Non importano, ai nostri giornalisti, gli allarmi lanciati dalla Russia settimane fa sui possibili attacchi con armi chimiche da parte dei terroristi, così come non importano le 140 lettere che la Siria ha consegnato all’Onu per denunciare il possesso di armi chimiche da parte dei terroristi. Non importa che la notizia dell’attacco sia stata divulgata dall’inesistente Osservatorio siriano dei diritti umani (che ha sede a Londra), dagli Elmetti Bianchi (finanziati dal governo inglese e vicini ad Al Nusra) e da Jaysh al-Islam (un gruppo terrorista). Per l’Occidente la colpa è comunque di Assad (e dei suoi complici, ovvero Putin e l’Iran). Persino Saviano, che è restato muto durante l’ennesimo massacro di palestinesi perpetrato da Israele, è intervenuto dal suo attico di New York per denunciare i presunti crimini del presidente siriano.

Il declino morale e politico dell’Occidente passa dalla Siria e i network sono i maggiori responsabili. Basti pensare a come si sono comportati durante la visita di Mohammed bin-Salman in Occidente avvenuta in questi giorni. Il principe dell’Arabia Saudita è volato negli Stati Uniti per incontrare Bill Clinton, i Bush e poi Jeff Bezos, proprietario del Washington Post e Rupert Murdoch, il più potente imprenditore del mondo dei network. Sì, il principe dell’Arabia Saudita, quel paese che massacra i civili in Yemen, che pare sia invischiato nell’attentato alle Torri Gemelle, che finanzia il terrorismo internazionale, compresi gruppi che operano in Siria e che noi in Occidente definiamo “ribelli moderati”, ha incontrato alcuni dei personaggi più influenti del mondo della politica e dai media degli Stati Uniti. E come se non bastasse, il principe dell’unica monarchia teocratica del Pianeta ha incontrato anche il gotha degli Studios americani.

Hollywood, quel quartiere di Los Angeles che ha incendiato il mondo con il MeToo e i tweet in salsa neo femminista, promettendo di combattere il sessismo, il maschilismo e i soprusi fatti nel mondo dello spettacolo dai produttori, che ha distrutto le carriere di attori e registi prima ancora che ci fosse un processo, che si ostina a volere la testa di Woody Allen anche se è stato scagionato da ogni accusa, che ha condannato all’oblio e all’ignominia Kevin Spacey, ha accolto il principe di un paese dove le donne sono obbligate a portare il bourqa, non possono lavorare e uscire di casa senza l’autorizzazione dei parenti maschi, non possono guidare l’auto e possedere beni. E lo ha fatto senza fiatare. Niente post infuocati di Asia Argento, questa volta, niente marce per le donne con a capo Maryl Streep e Scarlett Johansson, niente red carpet con abiti scuri, niente discorsi accorati di Frances McDormand. Tutti muti, pure Rose McGowan. I capi di Disney e Warner Bros si sono inchinati di fronte al principe di uno stato in cui il cinema è illegale e non esiste la libertà di espressione, senza che nessuno si indignasse, senza che nessun giornalista si sia chiesto il perché. Senza che nessuna attrice abbia chiesto loro di dimettersi e implorare il perdono di tutte le donne del mondo. Senza che nessun difensore dei diritti umani, che immancabilmente dice la sua ogni giorno su giornali e in televisione, si sia chiesto come mai un politico di uno stato in cui non esistono visti turistici, in cui le minoranze religiose vengono perseguitate e in cui gli stranieri vengono espulsi o incarcerati, sia stato ricevuto in pompa magna dai signori dell’industria dell’intrattenimento.

Mentre l’Occidente, sempre più schiavo del politicamente corretto, sull’onda delirante del MeToo, si impegna a censurare i quadri di Balthus, Schiele e Waterhouse, considerati osceni e maschilisti, rinnegando la propria cultura e identità, si prostra poi dinanzi ai sovrani di paesi che finanziano gruppi terroristici che mirano a far piombare la Siria, paese laico e multiculturale, nell’oscurantismo dell’islam salafita. Ai siriani dovremmo spiegare che probabilmente in Occidente, oggi, è più pericoloso essere maschi che amici dei terroristi.

Lascia un commento