Lizzano, Grandaliano: “Mettere in sicurezza la discarica vuol dire chiuderla”

Valerio Manisi –

 

Non esiste alcun preliminare di compravendita”, è con questa dichiarazione che il Commissario dell’Agenzia regionale gestione ciclo rifiuti Gianfranco Grandaliano, in diretta telefonica, ha avviato la seduta della commissione ambiente ed ecologia “aperta e pubblica” svoltasi presso la sala consiliare del Comune di Lizzano e indetta dalla Presidente Cosima Cervellera. Sala consiliare affollata da rappresentanti istituzionali di ogni livello e territorio, con cittadini attivisti e uditori. L’oggetto della seduta, così come recita la convocazione, era incentrato su “chiarimenti e presa di posizione politica in merito alla dichiarazione a mezzo stampa e televisione da parte dell’agenzia regionale dei rifiuti della regione Puglia e del Presidente Emiliano, circa la volontà di acquisizione, bonifica e gestione pubblica”. Centro del dibattito quindi, com’è noto, l’intenzione della Regione di riattivare e rilevare il sito dove giace la “fu” Discarica Vergine S.r.l. adiacente a Lizzano (sita però in territorio del comune di Taranto), oggi ancora sotto sequestro per inchiesta giudiziaria, dal 2014, per il reato di “disastro ambientale”.

Mettere in sicurezza la discarica vuol dire chiuderla”, è stata la frase del Commissario Regionale che più è riverberata nell’aula lizzanese, l’unica ad accordare una flebile speranza per i cittadini e gli esponenti politici locali che, al momento, sembrano uniti in una protesta che chiede fermamente la cessazione di qualsiasi motivo inquinante nella provincia di Taranto. “La Regione non può acquisire discariche – ha continuato Grandaliano, in contrasto con quanto divulgato dal presidente Emiliano precedentemente – vogliamo risollevare e risolvere l’emergenza rifiuti”. Ottimo intento, questo, se si limita alla reale bonifica e chiusura della discarica; ma se, com’è trapelato grazie all’effettiva esistenza di “lettera di intenti” nei confronti del sito periferico di Lizzano, incombe la minaccia di uno stoccaggio di ben oltre 2milioni di tonnellate annue di rifiuti, è più che logico che l’allarmismo cittadino ritorni alle stelle.

Bisogna unire l’utile al dilettevole (…) la soluzione è quella di bonificare e colmare il sito di rifiuti inerti, non può restare un buco recintato”, ha dichiarato il consigliere regionale Giuseppe Turco presente alla seduta, deciso ad essere quanto più “concreto” possibile, al di sopra di un mormorio cittadino abbastanza deluso dalla previsione avanzata dall’ex consigliere provinciale, che prospetta ennesimi sversamenti nel sito; subito dopo la dichiarazione è quasi giunto ad abbondare l’aula per mezzo di una fulminea polemica nata contro il presidente di commissione. Polemica della quale poco si sono capiti la motivazione e l’obiettivo.

Sospetto e diretto sulla specifica questione è stato invece l’intervento del consigliere regionale Borraccino: “Durante alcune conferenze di servizi tenute in Regione, il Presidente della Provincia si è lasciato scappare la possibilità che, in mancanza di soldi da parte degli enti per effettuare bonifiche, secondo quanto previsto dalla legge, la bonifica e la messa in sicurezza si sarebbero potute affidare a un imprenditore che, una volta acquisita la discarica, l’avrebbe messa in sicurezza, bonificata e poi rimessa in esercizio – preambolo, questo, per poi affermare – siccome noi a Taranto abbiamo un grosso imprenditore, leader nel settore, che si occupa proprio di questo, ipotizzo che proprio a questa persona la cosa potrebbe interessare” sottolineando non ho timore a dirlo”, senza però rivelare il nome del presunto interessato.

Simili e combattivi sono stati gli interventi successivi dei vari consiglieri Regionali, come quello di Luigi Morgante: “Vengo da Manduria – afferma – anche lì questa amministrazione regionale ha riaperto una discarica che era stata chiusa con un escamotage particolare. Questo territorio ha già pagato un prezzo altissimo, Emiliano deve essere chiaro, il fatto che la notizia sull’intento regionale di acquisizione del sito sia uscita su Telenorba, vuol dire che esiste un documento firmato, in cui c’è un accordo e il nome e cognome di sei/sette persone. Grandaliano dice che non esiste accordo, ma una lettera d’intenti c’è.”

In conclusione, dopo un’infinita schiera di polemiche e commenti politici che delineano una chiara unione di intenti, ma allo stesso tempo nessuna concreta proposta di risoluzione del problema, l’unica che forse ha cercato di spezzare la monotonia di un incontro dal “messaggio coeso e palese” è stata Mariagrazia Chianura, assessore all’ambiente del comune di Grottaglie; questa ha infatti espresso a gran voce: “Mi preme sottolineare, nonostante quello che accade in questi giorni, che dobbiamo pretendere con chiarezza qual è la strategia sui rifiuti della Ragione. Se continuiamo a ragionare in termini di emergenza non ce ne usciamo più – poi continua – Sfido chiunque a venire qui, a qualsiasi titolo, a prendere la discarica Vergine, a fare gli interventi di messa in sicurezza, e a non sfruttare un’eventuale volumetria in più. Si deve uscire da una situazione emergenziale che dura orma da vent’anni e che è diventata stagnante, che produce solo provvedimenti in deroga al limite del favolistico. Noi da Grottaglie pretenderemo di sederci ai tavoli dove viene deciso il futuro di questi impianti, se vengono a fare un sopralluogo vogliamo essere presenti, perché le conseguenze ricadono poi direttamente su di noi. Deve finire il tempo in cui le decisioni vengono prese in stanze chiuse”.

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