La morte di Angelo Giannico, un uomo singolare, con le stimmate (intime ma anche esteriori)

di Silvano Trevisani – Venerdì 16 febbraio, all’inizio di questa Quaresima, è morto Angelo Giannico, singolare figura di veggente, tarantino ex operaio, timido e cordiale, senza nessuna pretesa esteriore, il cui nome era legato alle apparizioni della Vergine Maria in Calabria, a Sofferetti. Ho conosciuto Angelo, cui ho dedicato un lungo articolo apparso sull’edizione barese de “la Repubblica”, il 2o marzo 20o2. Poi ho voluto seguirlo, un anno dopo, nell’aprile 2003, a Sofferetti, assieme al collega Angelo Diofano, per vedere di persona quel che accadeva in quel posto rienuto miracoloso. Ebbene, in quell’occasione ricevetti dei segni che ho sempre tenuto per me ma che ho ritenuto fondamentali nella mia vita. L’uomo che se n’è andato, per la sua modestia quasi disarmante, per le sofferenze intime e fisiche, l’ho sempre ritenuto un autentico credente. Quello che egli era davvero, sta ad altri giudicarlo, perchè le questioni di fede sono delicate e personali. Va detto che sono stati in molti a salutarlo, a cominciare da don Giacinto Magaldi, che lo ha semrpe seguito assieme ad altri sacerdoti, e molti amici venuti da tanti paesi per i suoi funerali. Io voglio rendergli omaggio riportando il testo di quell’articolo di “Repubblica”, per mantenere autentico il clima di quei giorni. Il suo titolo era “Le stimmate segrete di Angelo”

“L’ Inferno c’ è, e io ne ho delle terrificanti visioni”. Angelo Giannico era un motorista navale. Conduceva una vita normale, finché nel 1983 non rimase semiparalizzato per un infortunio. Piuttosto scettico, aveva accettato, spinto dalla moglie, di fare quel pellegrinaggio a Sofferetti, in Calabria, dove dicevano che apparisse la Madonna. Tornò guarito. Poi, il 19 marzo 1993, Angelo, che ora ha 55 anni, tornò da un ennesimo pellegrinaggio. Con le stimmate. Da allora riceve visioni, paradisiache e infernali. Ma da anni la sua storia, dopo l’ iniziale clamore, è tenuta circoscritta. Diremmo segreta. E’ l’ effetto dell’ obbedienza impostagli dalla Chiesa di Taranto e che lui rispetta in pieno. “Se il Signore mi svela dei segreti da affidare al Santo Padre – dice – sarà lui a decidere come e quando farglieli pervenire”.  Per ora condivide la sua straordinaria storia con pochi amici affezionati e con i sacerdoti cui il vescovo ha delegato la sua direzione. Noi abbiamo perfino difficoltà a rintracciare la sua casa a Talsano, nel vicinato pochi sanno. Eppure le sue stimmate sono impressionanti. Sulla fronte ha impressa una croce, che a volte sanguina e i cui contorni cambiano. Sui polsi sono ben visibili due fori. Ci dicono che in alcuni giorni si allargano talmente che ci si può infilare un dito. Ma sulla fronte appare anche un misterioso cerchio delimitato da otto borchie che lui non sa spiegare. E’ un sacerdote a suggerire che si tratta del segno della «Pienezza». La Quaresima è il momento forte per Angelo. I segni si rimarcano. Il Crocefisso mostra persino il volto e la corona di spinte. Ciò che più sorprende, spiazza diremmo, è che la loro visibilità aumenta, muta alla presenza di altre persone. E’ il venerdì il giorno in cui i fenomeni diventano più macroscopici e le ferite sanguinano. Ancor più il Venerdì Santo. Per tutti i quaranta giorni Angelo è rimasto segregato in casa. Prima di riceverci ha chiesto il permesso a don Ciro. «Quando ho ricevuto i primi segni – racconta – non ci volevo credere. Anzi mi sono quasi ribellato. Cadevo dalle nuvole. Poi ho capito, ho detto sì, ben sapendo quello che sarebbe successo…». Il primo a imporgli un limite, già dopo il miracolo, è l’ arcivescovo del tempo, Salvatore De Giorgi, ora cardinale di Palermo. Anche Benigno Papa, subentratogli nel 1990, gli impone delle limitazioni, che accetta in spirito di obbedienza. Dalla Vergine Maria ha ricevuto dei messaggi segreti, che non rivela. Lo farà solo al Sento Padre, quando gli sarà consentito. Altri messaggi ce li mostra, ma non ci permette di copiarli. In essi la Vergine avverte che il Maligno veglia sui moribondi, cercando di insinuarsi nel loro trapasso. Che la sofferenza è la chiave della vita eterna. Gli amici che lo seguono da tempo ci mostrano una cassetta, registrata nei giorni scorsi, che documenta le metamorfosi che i segni sulla fronte di Angelo hanno avuto nelle ultime ore. Davvero impressionanti. Anche quei documenti sono riservati ai direttori spirituali. Nessuna traccia, nessuna immagine esce da quella casa. Alcuni dei messaggi ricevuti non è in grado neppure lui di decifrarli. «Mi hanno detto che sono parole del dialetto ebraico parlato ai tempi di Abramo, e che solo due o tre persone sono in grado di decifrare». Com’ é l’ Inferno? Quanto vi si soffre? La sua espressione è eloquente. «Ti ha mai fatto male un molare? – aspetta la nostra risposta affermativa, poi aggiunge – Non è così straziante a volte da farti urlare? E puoi immaginare che dieci molari ti facciano male contemporaneamente? Preferiresti morire. E mille molari? Preferiresti morire mille volte. Il punto è che lì non puoi morire. La sofferenza non ha fine». Lui, uomo semplice e con scarsa cultura, ci parla dell’ infinità dell’ amore e della mancanza del tempo nell’ aldilà. E del Demonio, il cui potere è dato dalla nostra imperfezione, ma non può nulla contro Dio. E ci parla anche della Vergine Maria, la cui bellezza non può essere descritta con parole umane. Nel salutarci ci raccomanda di tener presente una cosa: «Dio è amore. L’ amore dev’ essere l’ unico criterio della vita». Poi ci invita a diffidare dei falsi veggenti ma anche delle strumentalizzazione. «Padre Pio non sarebbe contento di noi, perché nei suoi confronti stiamo rischiando l’ idolatria. Al centro di ogni cosa dev’ esserci solo Dio». Mentre ci indirizziamo alla porta, un giovane, un imprenditore del posto, ci sospinge nella sua stanza. C’ è un intenso profumo di fiori. «Questo profumo nella sua stanzetta è costante – ci spiega – qualsiasi altro odore via sia in casa».

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